Era da qualche tempo che mi promettevo di dedicarmi alla lettura di questo libro, così ho utilizzato il mese di agosto, durante il quale inaspettatamente ogni anno mi è “concesso” leggere, per riuscire a farlo!
“Avete perso il controllo dei vostri figli?” mi chiede immediatamente il libro una volta preso in mano: mi rispondo di sì, ogni tanto lo penso, come anche tutti i genitori che vedo in giro: immagino, o comunque mi piace credere…
Fate i bravi è una specie di “manuale” che si dedica ai problemi educativi su cui si può inciampare coi propri figli, spaziando nell’arco temporale che va dalla prima infanzia fino all’adolescenza.
Consiglio perciò di tenerlo a portata di mano, per rileggerlo di tanto in tanto per rinfrescare alcune teorie, idee e metodi per poter riuscire ad affrontare più o meno tutto.
Ovviamente non condivido ogni idea che viene proposta, ma immagino sia normale, e non mi sono sentita coinvolta in ogni argomento trattato, visto che le mie bambine sono ancora molto piccole.
Altre cose poi non mi hanno colta di sorpresa, diversi pensieri erano già miei e alcuni comportamenti, in famiglia, erano già affrontati allo stesso modo!
Posso dire però di aver trovato questo libro molto stimolante e soprattutto mi ha fatto guardare le cose da altre prospettive, alcune delle quali non avevo mai considerato, queste le principali che ho “imparato” e/o deciso di provare a mettere in pratica io:
- Mai essere ironici con i bambini (anche se, al momento, mi sembra davvero difficile mettere da parte la mia ironia che viene spesso fraintesa per maligno sarcasmo);
- Chi non mangia mangiò o mangerà (evitare però, per coloro che a tavola sono difficili da gestire, qualsiasi tipo di concessione prima dei pasti, stuzzicare vietato);
- I bambini, come del resto anche gli adulti, hanno bisogno di rinforzi positivi (complimenti, premi, baci e abbracci);
- Le punizioni contano, ma è meglio non usarle (direi salvo casi di effettiva necessità);
- Preferire rinforzi positivi alle punizioni, i premi° alle privazioni (“se ti prepari in silenzio ti faccio una sorpresa”, piuttosto che “se svegli tua sorella niente gelato”);
- Elogiarli quando sono bravi (giuro non lo avevo mai fatto, anzi, avevo sempre pensato fosse meglio non disturbarle le mie nei rari momenti di serenità, per evitare di interromperle e distoglierle dalla pace; posso dire che questo atteggiamento, già dalla prima messa in pratica, mi ha dato frutti inaspettatamente belli e sorprendenti, pieni di gioia e sorrisi, chissà perché non lo avevo mai fatto);
- Non tutte le battaglie sono da combattere (ogni tanto bisogna lasciar perdere o far finta di non vedere);
- Per un bambino è complesso imparare le “regole dell’aggressività” nella giungla di situazioni in cui ci troviamo a vivere, bisogna avere pazienza;
- L’utilizzo del “Time out*” per riuscire ad ottenere un particolare comportamento da parte del bambino (questo metodo Lucia mi ha detto che lo utilizzava anche all’asilo; ancora non so dirlo, perché abbiamo appena iniziato, ma mi sembra possa funzionare, è importante tenere conto che i capricci iniziali possono essere logoranti, ma che finiscono in fretta, come quando si smette il ciuccio che sembra impossibile e poi invece viene dimenticato in un paio di giorni);
- L’unione fa la forza (non che questo non la sapessi già, ma proverò a stare un po’ più “addosso” ai nonni. Infatti finché remano contro è davvero difficile far capire ai bambini qualcosa, specialmente se i nonni ti abitano accanto e hanno come unico obbiettivo quello di non farli piangere, “dimenticando” che invece l’obbiettivo è renderli forti e brave persone).
Buon divertimento e buona lettura: chissà cosa imparerai e noterai tu tra tutte queste pagine?!
°Premi e rinforzi positivi: punti, venti centesimi di euro, dolci, caramelle, piccoli regali, abbracci, poter scegliere la cena, il film da guardare in serata, il gioco da fare nel pomeriggio oppure l’uscita della domenica… e così via…
*Time out: modalità semplice da seguire e molto efficace per poter insegnare e ottenere, oppure insegnare per evitare, un determinato comportamento ad un bambino.
Non è una punizione!
Prima di tutto è necessario spiegare il time out al bambino in un momento di tranquillità (non si deve perciò essere arrabbiati), gli si spiega il comportamento che deve avere o deve evitare per una determinata circostanza che si presenta, e si spiega che se non venga seguito si va in “time out” per 2 minuti (che è un tempo davvero piccolo).
Si deve poi scegliere un posto per il time out (noi ne abbiamo scelto uno in casa, uno in giardino e uno a casa dei nonni).
Il posto deve essere un luogo “noioso” dove non ci sia niente da fare per il bambino, in cui non si possa distrarre, perché il suo compito in questo luogo è soltanto quello di pensare a ciò che è stato sbagliato per saperlo affrontare la prossima volta.
Questo metodo richiede molta serenità e costanza da parte dei genitori, ma posso già assicurare che a parte le prime volte, accompagnate da frigne e proteste, poi funziona senza troppi disagi.
Il mio consiglio è aumentare il tempo del time out per frenare queste opposizioni (4 minuti, 6 minuti e così via).
