“Guardala, è perfetta. Nessuna cicatrice, la sua pelle è chiara e delicata e ha tutti i dentini da latte. I capelli e gli occhi sono neri e la sua vocina è così morbida e deliziosa.
E’ bellissima, lo sai bene anche tu.
Non ha difetti, non ha ferite. Perché sei così combattuta?
Una Dea, te ne rendi conto? Sarebbe un onore anche per noi.
Potrebbero scegliere proprio lei!”
È proprio questo il punto, potrebbero scegliere proprio lei. E se dovesse accadere io non avrei più la sua pelle profumata da accarezzare ogni giorno.
Non sentirei più i suoi piedini premere sulla mia schiena ogni notte.
E poi? Cosa le succederà quando tutto sarà finito e lei tornerà ad essere una comune mortale?
Chi le renderà il tempo non vissuto, i giochi non fatti, chi avrà il coraggio di tenere una Dea accanto a sé?
Cosa accadrà quando non ci saremo più noi a prenderci cura di lei?
Continuo a ripetermi tutte queste domande ogni notte.
Non dormo più.
Lei invece sembra avere già capito, ci ascolta e forse sta già imparando ad accettare un destino che non sceglierà.
Bimba mia non essere così obbediente, questo vorrei dirle.
Ribellati, piangi. Piangi ti prego, fai vedere loro che hai paura, che non sei la persona giusta.
Diglielo che hai paura del buio, dei mostri, di stare lontana da me.
Una lacrima, ne basta solo una.
Sarà sufficiente per farti tornare a casa, potrai essere una bambina come tante, andare a scuola, giocare in cortile, correre, sporcarti e fare l’altalena.
Piangi ti scongiuro, fallo per me.
Ma tu sei già dall’altro lato della strada, pronta per una vita che mai avrei voluto per te.
Allora cedo, con il cuore a pezzi.
Devo avere fede, credere che questo sia un segno e lasciare, infine, la tua mano.
