Lettera 64 Preghiera a sua madre

Venerdì 29 maggio 2026

Ciao Francesca, eccomi,

la prima cosa che ho pensato leggendo la tua lettera è che tutto è sempre maledettissimamente complicato, o perlomeno così ci sembra nella nostra insana corsa di tutti i giorni.

Poi, come hai giustamente detto tu, ti fermi, metti in ordine le cose e ti rendi conto di avere esagerato con le preoccupazioni, con i progetti, con le lamentele per quel piccolo contrattempo.

È come se ci fosse nel nostro corpo una sorta di allarme che si attiva ogni volta in cui stiamo davvero esagerando e ci fa tornare nella realtà, la ridimensiona, una sorta di meccanismo di protezione insomma.

Sono contenta del tuo “riallineamento” e voglio proprio parlarti di qualcosa che, almeno per un poco spero, ha sistemato anche un certo tipo di caos dentro di me.

Questa specie di “miracolo” è accaduto proprio stasera e non ho potuto aspettare, dovevo dirtelo. Sono appena tornata da una serata di poesia.

In generale posso dirti che io non amo molto la poesia, non c’è stato nessun mentore nel mio percorso scolastico capace di farmi appassionare a questo genere letterario e dal canto mio non mi sono mai davvero impegnata a leggere poesie per capire se effettivamente si tratti di “non amore”.

Stasera però nei giardini della Rocca di Bertinoro ho ascoltato Mariangela Gualtieri, una poetessa della nostra zona che scrive versi bellissimi ed ha una voce che passa direttamente dalle orecchie al cuore e ti si incastra proprio lì, facendolo battere fortissimo.

Mi ero appena goduta la luce di un tramonto stupendo e, seduta ad aspettarla, ho deciso di affidarmi a lei, senza curarmi del vento freddo che infastidiva il mio collo, senza pensare alla fatica della mia giornata e al sonno che già sentivo arrivare.

Mi sono donata alla sua voce e ai suoi versi e lei non ha tradito la fiducia che le ho accordato.

Ho seguito le parole, la musica, il tono della voce, seduta di fronte al palco, vicina alle mie “compagne di sogni”, ma non del tutto presente.

Mi sono sentita trasportare in alto fino a vedere l’insensatezza di certi comportamenti sbagliati, degli errori miei e altrui, la meschinità di alcuni sentimenti che non vorrei provare mai e invece a volte provo.

Mi sono sentita infinitamente piccola e allo stesso tempo ripulita.

Sì, userei proprio questo termine, le parole della poetessa mi stavano ripulendo l’anima.

Sarebbe bastato questo, ma lei è andata oltre quando ha iniziato a leggere la sua “Preghiera a sua madre perché muoia.”

E io non ci potevo credere, perché improvvisamente sono diventata lei e mi sono sentita come se quei versi fossero dedicati proprio a me.

È una poesia bellissima Francesca, struggente davvero.

Qui la morte viene invocata, non per cattiveria e crudeltà, ma come espressione di pietà e amore estremo per liberare una madre dalla sofferenza e dalla malattia.

Ed io che tante tantissime volte mi sono sentita in colpa per questo mio pensiero di fronte a mia mamma ormai altrove da anni e piegata dalla sofferenza in tutti i modi che si possono immaginare, ho provato finalmente un senso di perdono, di assoluzione e leggerezza.

Ora so che parlandotene qui, sarà conservata per sempre nel mio (nostro) rifugio e mi ricorderò di rileggerla ogni volta che mi verrà il dubbio di non essere stata abbastanza per lei.

Muori ma’,

muori stanotte dolcemente,

fra un respiro, fra i sogni,

Vola – sali – vai in quel posto

che non sappiamo. Diventa luce ma’.

Ma’ –diventa immensa. Tutto diventa.

Canta nel vento. Ridi con ogni foglia

e fai quella luce dei fiori.

Ti aspetto Francesca, torna appena puoi.

PS Non volevo intristirti, se l’ho fatto scusami, ma avevo bisogno di parlarne a te, proprio a te.

PPS Ti ho finalmente ascoltata mentre cantavi Carmen Consoli ed ero vicina alla tua mamma.

Avevamo, entrambe gli occhi lucidi.

Canta Francesca, continua e non smettere mai.

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