Sabato 6 settembre 2025
Ciao Rita,
mi son presa una lunga pausa questa estate e non ti ho scritto.
Mi son già scusata a voce per il ritardo di questa lettera, ma lo faccio anche qui perché il mio dispiacere rimanga nero su bianco. Scrivere, al contrario di molte altre cose, mi andrebbe sempre e quando non riesco a farlo ci soffro, anche se ho imparato a gestire la sofferenza prendendo appunti, scrivendomi ciò che penso e devo dire o ricordare su wapp: nella conversazione che ho con me stessa.
Per prima cosa volevo dirti che una persona che si mette ad esempio la minigonna, o un cappotto fucsia per andare al lavoro è a suo agio con se stessa e crede in se stessa, secondo me questo è un chiarissimo segnale di autostima e considerazione di se! L’autostima non è il pensiero della perfezione è semplicemente consapevolezza del proprio valore e tu ce l’hai: non puoi negarlo!! Anche io sorrido pensando che tu non te ne accorga nemmeno e ti voglio un gran bene perché oltre ad avere autostima ed essere bellissima, sei anche modesta e umile, forse è questo che ti confonde.
Volevo dirti poi che mi è dispiaciuto molto il dieci luglio vederti andare via prima della fine della serata, soprattutto prima della mia lettura. Ci tenevo particolarmente alla tua presenza: era la prima volta che leggevo qualcosa di mio davanti a tanta gente, avevo una grande emozione.
Nulla di paragonabile al parlare alle presentazioni dei miei libri, nulla di paragonabile al cantare le parole degli altri…
Ero proprio io, quel pezzo lo avevo scritto io e avrei tanto voluto avere la tua impressione, avrei voluto chiederti se si sentiva la mia emozione, se ero stata in grado di trasmetterla, se ero stata all’altezza di quel passo notevole che ho fatto in un giorno meraviglioso, in cui in tanti si lamentavano per le bibite che non arrivavano, mentre io pensavo “non mi interessa delle vostre bibite, io sono qui a cantare! E devo leggere quello che ho scritto io!!”
Mi auguro che la prossima volta resterai fino alla fine.
Sai, ieri sera sono stata a cena con i miei compagni di classe del biennio, secondo me è una cena che non esiste: l’abbiamo fatta solo noi.
Alcuni non li avevo più incontrati da oltre vent’anni.
È stata una bellissima serata, ascoltare le storie di tutti, raccontare le mie.
Avrei dovuto dire tante cose di me: i libri scritti, il blog da oltre dieci anni, la cena col delitto che ho scritto, di quando ho vinto il concorso letterario, avrei dovuto parlare della musica, delle mie band, avrei dovuto dire alla mia compagna di banco di allora che sto preparando uno dei pezzi di Alanis Morisesette di cui lei scriveva spesso il testo sul banco… ma alla fine ho passato la maggior parte del tempo a lamentarmi delle fatiche di esser madre a quarant’anni: probabilmente avevo bisogno di quello…
Sarà che questo periodo è stato davvero molto intenso per me.
Soprattutto per il mese di agosto con le bambine al mare, che è stato un mese bellissimo ma difficilissimo.. mi sento tutt’ora stremata: avrei necessità del solito viaggio con le amiche adesso, per riprendermi dalle fatiche delle ferie, ma quest’anno mi tocca rinunciare. Lucia inizia la prima elementare tra pochissimi giorni e ho bisogno di esserci, di starle accanto: “La scuola ti ruba i figli non son più tuoi”
Ti abbraccio a presto.
PS Anche il 10 luglio non ero proprio del tutto contenta: avrei tanto voluto anche Quelli del Garage Club a suonare al mio fianco: che assurdità!

“Tutto quello che nella realtà è non sarebbe e tutto quello che nella realtà non è sarebbe” Cit. Alice nel paese delle meraviglie