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Vabbè

15 Ottobre 2025 by Francesca Francisconi / Leggimi / 0 comment

Vabbè, te lo dico così..

Mentre ti guardavo l’altra sera, ho pensato di raggiungerti correndo.

Ho pensato di aggrapparmi ai tuoi ricci e tirare forte.

Mi sono immaginata lì attaccata, in attesa della tua mossa, forse non mi sarei nemmeno difesa.

Avrei aspettato i tuoi colpi, avrei voluto guardare la scena da fuori, ammirarti, tu che sei la “prima donna” con i capelli tra le mani dell’amante.

Passo la metà del tempo a sperare che tu finisca con lo stancarti ancora e l’altra metà a sperare che tu non ti stanchi.

Vorrei che non si stancasse nessuno in realtà.

Questo strano equilibrio che abbiamo trovato mi fa sentire a casa.

Io che a casa non mi sento da nessuna parte.

Chissà se lo sai chi sono io, chissà se ti sei accorta della mia presenza, credo che questo sia il mio bisogno di oggi.

Ho deciso di scriverti e di lasciarti questo biglietto con sopra una B nella buchetta della posta, come si faceva quando eravamo ragazzini.

Immagino questo biglietto tra i fogli della pubblicità di detersivi e prodotti, chissà se ti arriverà, o se passerà inosservato, come spesso passo inosservata io, chissà se te ne accorgerai, chissà se te ne sei mai accorta.

È ora che tu te ne accorga.

Vabbè, voglio soltanto dirti che non saprei cosa fare se la prima diventassi io, non so come troverei il modo di gestirla. Vorrei che non succedesse, anche se alcuni giorni lo spero.

Che strana speranza.

Non saprei come comportarmi, come muovermi, cosa dire.

Nel mio appartamento non c’è abbastanza spazio.

Non ho neanche voglia di comprare libri.

Vorrei dirti che mi sono affezionata a te, come se in questa relazioni fossi un pilastro importante, probabilmente lo sei, mi sembra che tu lo sia, come lo sono io del resto ed è ora che tu lo sappia.

Ti ho vista seduta sulle sue gambe lì al bar. Io non mi sono mai seduta così, perlomeno non in quella posizione, non davanti a tutta quella gente in un posto pubblico.

Non l’ho mai fatto, ma l’ho immaginato tante volte, non so se vorrei sedermi così, con quella superficialità assurda, senza un secondo fine.

Il secondo fine per me è indispensabile.

Senza non ci trovo il senso.

Forse tu lo trovi, forse tu al secondo fine non pensi nemmeno più, probabilmente è sufficiente che ci pensi io.

Ti guardavo l’altra sera, i nostri occhi si sono incrociati un paio di volte.

Ho immaginato le tue labbra sulle sue, le tue mani picchiarmi, la tua bocca urlare.

Non mi ci vedo in una situazione del genere, anche se ma la sento addosso come se l’avessi già vissuta, facciamo finta che sia così: la mia immaginazione è sconfinata.

Ho deciso di scriverti semplicemente per dirti che questo è il mio posto. Non voglio un centimetro di più, non voglio un centimetro di meno.

Vorrei che lo sapessi.

Che sono qui al mio posto e ho deciso di restarci.

E vorrei che tu restassi al tuo.

Con la consapevolezza però che ci sono anche io.

E che tu, se già non l’hai fatto, da oggi inizi a pensare a me: sempre! Proprio come faccio io con te.

Per B.

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