Forte, sempre più forte

Alzo gli occhi al cielo.
È azzurro e limpido come quando ero piccola.
È strano perché da un po’ di anni a questa parte è raro vederlo così.
Decido di provarci.
Allargo le braccia, non mi vede nessuno e anche se fosse chi se ne importa.
Basta una prima spinta con le gambe e inizio a ruotare su me stessa.
Forte, sempre più forte.
Fino a stordirmi, fino a confondere la terra con il cielo.
Lo facevo sempre da bambina e forse è proprio lì che sto tentando di tornare.
Chiudo gli occhi e continuo a ruotare.
Forte, sempre più forte.
Non sento più le gambe, non so più se sono io a muovermi oppure è la terra a farlo sotto i miei piedi.
È allora che vi vedo, sedute davanti al portone in un tardo pomeriggio d’estate. La luce è calda e morbida.
Abiti freschi e ciabatte, le mani impegnate con ago, filo e uncinetto.
Chiacchiere appena accennate e rapidi movimenti dei polsi.
Gli occhi sono fissi sul lavoro ma io riesco a distinguervi e a riconoscere le espressioni di ciascuna.
Vorrei farmi sentire e dirvi di alzare gli occhi e guardarmi.
“Sono qui mamma, almeno tu girati verso di me”.
Vorrei sedermi con voi, respirare un poco di quel senso di quiete che raramente ho assaporato poi.
Gesti e frasi semplici, riti collaudati.
Penso che forse sto ruotando troppo piano ed è per questo che non mi sentite.
Forte ancora più forte.
Devo impegnarmi di più per raggiungervi, non c’è altro modo.
Allora giro, giro, giro con gli occhi aperti però, magari alzate lo sguardo e voglio essere pronta a coglierlo quando lo farete.
Forte, ancora più forte.
Poi un movimento improvviso, lento ma evidente e nella vostra postura qualcosa cambia.
Specie nella tua, mamma.
Hai uno sguardo così dolce, ma perplesso, fisso su qualcosa che immagino tu non sappia riconoscere.
Però mi hai sentita, lo so.
Vorrei abbracciarti forte, vorrei farlo a lungo, pregando il tempo di non andare così veloce, supplicandolo di farmi restare qui, per un po’.

Ma non c’è tempo, non c’è più tempo.
Le mie gambe sono sempre più pesanti e il mio giro rallenta.
Devo andare mamma, dimmi che andrà tutto bene, che stai bene e che ogni cosa sarà come deve essere.
Dimmi di stare tranquilla e di non avere paura. Dillo ti prego a questa bambina spaventata.
Piano, sempre più piano.
Per qualche secondo non so chi sono, né dove mi trovo, ma so per certo di essere arrivata dove volevo.

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