Ti guardavo a distanza.
Camminavi lentamente, come chi si sta prendendo forse dopo tanto tempo, qualche momento per sé.
In una mano il libro.
Nessun telefono a rubare l’attenzione dei tuoi occhi rivolti verso il mare.
Le nuvole si riflettevano sull’acqua bassa del mattino, creando un effetto specchio meraviglioso, così che la terra era indistinguibile dal cielo.
Di tanto in tanto in tanto sembravi sorridere, ma non ne ero sicuro, ero ancora troppo distante.
Lei mi stava intrattenendo con chiacchiere inutili che non sopportavo mai, soprattutto all’alba.
Artù scodinzolava attorno ai nostri piedi, felice per la spiaggia, per il mare e per noi due finalmente insieme.
Felici anche noi, ci pensava così.
Ma io continuavo a guardarti, con il tuo abito bianco che si muoveva piano nella brezza del mattino e intanto affrettavo il passo.
Mentre la distanza si accorciava, pensavo che vale la pena vivere anche solo per attimi così.
Attimi che sai non porteranno da nessuna parte, creati da un Dio bizzarro che sembra divertirsi mentre tenta di scompigliare le carte.
Magari lo fa solo per tenerci svegli e farci capire che siamo ancora vivi.
Lei con il telefono in mano, impegnata ora a parlare e parlare con chissà chi.
Così impegnata che non si è accorta neppure di avermi lasciato indietro, proprio nel momento in cui io raggiungevo te.
Artù invece si è fermato accanto al tuo abito lungo, annusandoti a festa come se ti avesse riconosciuta.
Hai sentito i suoi respiri accanto ai tuoi passi e ti sei girata. Non te lo aspettavi e hai sorriso.
Ed io ho pensato a quanto sarebbe stato bello se dal cielo fosse calata in quel momento una bolla che ci rendesse invisibili al mondo. Così io sarei potuto rimanere fermo a guardarti senza chiedere altro che un prolungamento infinito di quell’attimo lì.
Mi sarei aggrappato con forza a quel sorriso e mi sarei tenuto stretto.
Ma niente bolla. E io me ne sono uscito con l’unica frase che mi è venuta in mente, banale, ma l’unica.
“Vorrei tanto farti una foto con questa luce bellissima”
Mi sei sembrata sorpresa, non infastidita, ma stupita sì. Forse stavi pensando di non essere bella e invece lo eri, credimi,
Hai appoggiato con cura il tuo libro sulla sabbia e sorridendo imbarazzata mi hai consegnato il telefono.
Guardavo il mare, quella luce meravigliosa e te e intanto pensavo a cosa avrei potuto dirti per salutarti senza rovinare ogni cosa.
Pensavo anche che non avrei voluto muovermi da lì mai più, ma sapevo anche che se fossi rimasto ancora, l’incantesimo si sarebbe spezzato.
Era il mio Kairos, l’attimo perfetto, e non volevo sciuparlo.
Ti ho restituito il telefono continuando a frugare nella mia mente una frase memorabile con la quale lasciarti andare.
E invece sono riuscito soltanto a dirti questo.
“La prima è perfetta, quando la guarderai ricordati di me.”
Poi sono corso via, senza aspettare la tua reazione, senza darti la possibilità di replicare. Era giusto così, non c’era altro che io potessi fare.
E mentre correvo pensavo ad un libro bellissimo, che parlava del mare, e a quanto avrei voluto rileggerlo ad alta voce, solo per te.
