Era da un po’ che lui e lei si stuzzicavano.
Lei arrivava sempre un po’ prima, per aver certezza di incontrarlo, lui restava sempre un po’ oltre all’orario, per il medesimo motivo.
“Quando vedo che sei on line mi sento felice”. Disse lei all’improvviso. E lo disse come avrebbe detto qualsiasi altra ovvietà.
Come se fossero stati strumenti di un chirurgo, lui posò delicatamente i propri, era bravo con le mani, delicato, preciso, probabilmente il migliore tra i suoi; poi lasciò la calma e la lentezza accanto a loro, ai piedi del tavolo sul pavimento e le si fece vicino con irruenza come se le parole di lei fossero state:”1 2 3 via!” spingendola contro la parete senza toccarla.
I cuori dei due presero a pulsare avidamente con un ritmo veloce e insolito, di quelli che ti fanno sembrare più leggera la vita, che te la fanno assaporare e te la fanno vedere meravigliosa come è in realtà anche se non ce ne accorgiamo quasi mai.
Occhi negli occhi.
Respiri sincronizzati.
Appiccicati.
Mille idee nella testa o forse solo una…
Uno strano formicolio al basso ventre… e poi dappertutto tra le gambe.
Le labbra sempre più vicine, gli sguardi sempre più intensi, i pensieri sempre più nitidi, la tensione tangibile la si sarebbe potuta tagliare.
Quelli erano i preliminari.
Lui stava aspettando il suo invito, gli sarebbe bastato un cenno del capo e si sarebbe lasciato cadere in ginocchio, avrebbe pensato a lei per prima, era bravo con la lingua: delicato, ma deciso, probabilmente il migliore tra quelli che aveva provato lei. Avrebbe tenuto una mano appoggiata sul ventre di lei, voleva sentire le vibrazioni del suo organo e solo allora si sarebbe rialzato: l’aveva già deciso!
Non voleva sprecare neanche un secondo in baci, carezze, distrazioni e, al contrario di tutte le altre volte in vita sua, non voleva ritardare: voleva entrare subito, venire subito, dentro, senza sprecare neanche un attimo…
“Non lo fare…” Riuscì a dire lei… “Dovrei licenziarmi, non potrei tornare più…..” Senza sapere se volesse per davvero che lui si fermasse, ma con la certezza di non potersi fermare se lui avesse deciso di iniziare. Eccitata, come se già sentisse addosso le sue mani, anche se erano ancora appoggiate a quel muro dietro di lei: ferme. Le immaginava soltanto, immaginava il suo sapore…
Lui indietreggiò dopo un solo istante che però sembrò eterno, riprese in mano gli strumenti e ricominciò a lavorare.
Mentre lei era rimasta lì appesa, sospesa, su ciò che poteva essere e invece non era stato, poi anche lei tornò al proprio lavoro, senza dire niente.
Il cuore iniziò a rallentare, i pensieri invece no, quelli sono indomabili, disobbedienti, ribelli, sbagliati e poi giusti e ancora nuovamente sbagliati e sbagliati perché?
Non è forse proprio questa la vita?
Momenti senza senso alternati a momenti per cui vale proprio la pena vivere.
Giorni quasi identici che si susseguono alternandosi alle notti, stagioni dopo altre stagioni, pioggia, vento, sole, troppo sole, senza sole e il tempo che scorre, con quella sua velocità costante infinitamente fastidiosa, anche se impercettibile tanto da sembrare irreale……
Non è forse proprio questa la vita?
L’attesa di questi attimi eterni che però risultano essere abbastanza.
