Lettera 51 Centoventimila ore

Giovedì 14 marzo 2024

Ciao Rita,

la risposta mi sembra facile, con l’indizio: “bambini felici del loro poco o niente”, non riesco a pensare ad altro che all’Africa. È una cosa a cui penso spesso: quella loro felicità, quei loro sorrisi intensi che cerco, ma vedo così raramente nelle facce dei bambini di qui. Lucia ad esempio non mi sembra contenta mai e, anche se a volte penso che mi basti poco per renderla felice (un giro in giostra, un abbraccio, un cartone in più alla tv), la sua felicità è effimera e dura talmente poco da farmi dubitare che sia realmente accaduta. Qualche giorno fa ho prenotato un volo anche io, il primo con le amiche dopo l’arrivo delle bambine, sai io non mi sono assolutamente posta la domanda che ossessiona invece te. Ne ho talmente bisogno che non mi son posta quesiti, nè fatta scrupoli. Forse il fatto di essermi dedicata a me stessa per i primi trentotto anni della mia vita mi ha fatta diventare egoista, o semplicemente mi ha insegnato a pensare anche a me stessa, senza preoccuparmi troppo degli altri, per gli altri, di cosa faranno senza me, di cosa succederà a casa senza me: son certa andrà benissimo e i miei quattro brevi giorni infiniti passeranno con una lentezza che si rivelerà essere estremamente veloce. Ogni tanto mi manca quel periodo lì, intendo quei trentotto anni della mia vita precedente a questa, mi manca avere pochi pensieri, che non mi sembravano pochi allora, ma adesso sembrano diventati nulla. Ora che devo pensare ad un milione di cose, preparare un milione di cose, essere pronta ad un milione di cose continuamente.. non so: la noia mi manca, annoiarmi mi manca, avere qualche spazio libero nel cervello mi manca! Mi manca dover pensare soltanto a come vestirmi… Ora, altro che vestirmi, mi sembra di passare la vita a pensare ai panni: li raccolgo, li stendo, li piego, li ripongo, li sistemo, li divido e così via per sempre, un per sempre che coi panni sembra davvero esistere! Quante ore della vita si passano a piegare panni? Duecentotrentamila ore si passano a dormire, forse centoventimila ore sono quelle che dedichiamo ai panni?! Vorrei saperlo: devo portarne dappertutto (due cambi all’asilo, qualcuno dai nonni, uno per lo zaino che se ne sta fisso in macchina, uno nel borsone della piscina.. e così via) dai panni non si va in ferie mai: mai! Ogni tanto entro in un loop infinito, snervante e senza senso di pensieri aggrovigliati e intensi: penso alla facilità della mia vita di allora, alla spensieratezza, a tutte quelle persone che la stanno vivendo ancora quella vita lì, a quelle che la vivranno per tutto il resto della loro vita, e che magari non si rendono neanche conto di quanto sia bello vivere in quella condizione di pace estrema. Poter decidere di dormire quando vuoi, andare in ferie dove vuoi, guardare la televisione quando ti pare e soprattutto guardare quello che ti pare, metterti le scarpe e uscire senza preparare niente di niente da portare che tanto se poi manca qualcosa te la puoi comprare lì per lì, perché via, in quella vita che vivevo prima non mi serviva niente e mi piaceva quando non mi serviva niente, quando mi bastava avere in mano le chiavi di casa e praticamente avevo tutto!

Comunque hai ragione, il mondo non si è fermato mai un momento e la primavera anche quest’anno è alle porte. I tulipani stanno sbocciando e le giornate si stanno allungando nuovamente. Le mie canzoni pronte da 2 sono passate a 20, i miei capelli sono diventati lunghi e le cose da festeggiare si stanno moltiplicando. La Viò e le gemelle hanno compiuto un anno e a giugno Rimmel Ribelle di anni ne compirà dieci! Sembra ieri, sembra passato un secolo, sembra un attimo fa, sembrano passate mille vite…

P.S. Aggiungerei al libro, al vino e alla musica dal vivo anche avere qualcuno che nel frattempo intrattiene i bambini: ecco il massimo della felicità!

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