Alla fine, eccomi qua.
Tanto entusiasmo, tanti progetti.
Io tutto rosso e gonfio d’amore.
E poi?
Mi ripeto, alla fine eccomi qua, abbandonato su un muretto.
Il paesaggio è stupendo per carità, però avresti potuto portarmi a casa con te.
Ci hai provato, lo so.
All’inizio ci sei anche riuscita, ma poi il tempo è passato e con lui il dolore ed ora, per l’appunto, eccomi qua.
Pensi che dovrò restarci per molto?
Voglio dire, ci dovrà pur essere una data di scadenza, un’amnistia, una grazia?
Non dirmi che dovrà rimanere qui per sempre.
Stai forse dicendo questo?
Lo sento, lo stai pensando.
Ma io voglio essere fiducioso, anche se con te è davvero difficile fare previsioni.
O meglio, è fin troppo facile e per questo preferisco non pensarci.
Avrei dovuto seminare il terreno di briciole per tornare a casa, come Pollicino.
Me lo sentivo che sarebbe finita così, i segnali c’erano tutti.
E invece nessuna cautela, avanti, rosso e gonfio d’amore, impavido e incosciente e lanciato oltre l’ostacolo.
Già mi vedo trascorrere la mia vecchiaia qui sopra, al sole, al gelo, con la voce roca e il bastone, tutto intento a provare fitte di nostalgia per quello che avrebbe potuto essere e non è stato.
Va bene dai, non insisto per ora, mi accomodo e aspetto.
Magari la dolcezza si dissolve.
Magari non è stata poi una giornata così speciale.
Niente, al momento non ho armi per convincerti.
Chissà, forse un giorno ripasserete di qui per caso, tu o lui.
Non dico insieme, non fraintendermi, riconoscerete il luogo, ci saranno tracce di voi e mi troverete qui.
Se dovesse succedere, raccoglietemi con delicatezza sul palmo della mano e portatemi a casa, vi prego.
Nel frattempo, non mi muovo, resto qui e aspetto.
