Apri gli occhi

Apri gli occhi ma non c’è molto da vedere: non è rimasto più nulla.

Non c’è un complice, né un amico, non c’è più nemmeno la tua auto, neppure un po’ d’affetto, stima, comprensione.

Tutti giudicano, nessuno pensa ci sia più nulla da capire.

Tutti sanno già tutto.

Non servono nemmeno le domande.

Chi ne ha?

Chi ne farà?

Probabilmente la polizia…

Puoi usare quel che ti resta per trovare un alibi.

Puoi usare quel che hai per immaginare possibili risposte: trovane di buone da poter dare, oppure rimani in silenzio, resta zitto per sempre.

Potrai scegliere di non parlare mai più, forse sarebbe la strada più facile, proprio quella che ti salverà.

E gli altri penseranno soltanto a cercare “uno bravo” che si possa occupare di te.

Chissà a cosa stai pensando adesso, dopo che tutto è già successo, forse non lo ricorderai, potrebbe essere il tuo cervello a decidere di non ricordare: scegliere di dimenticare.

Non potrai obbiettare, potrai soltanto accettare questa amara conclusione, sperando di non essere stato tu. Potrai pensarlo, decidere di crederlo, ma il dubbio si insinuerà, ogni volta che uno sguardo inquisitore si appoggerà sui tuoi occhi.

Bruceranno.

Si gonfieranno.

Le lacrime non ti abbandoneranno mai.

E per il resto non ci sarà più nulla, come se tutto fosse stato distrutto.

Resteranno soltanto fiori e pupazzi appoggiati fino al bordo, delimitato dall’asfalto.

Ci saranno bigliettini, cuoricini, pensierini… diminutivi fastidiosi che fanno venire i brividi e la pelle d’oca.

Non ti perdonerai.

Cosa hai fatto?

Perché?

Con i bambini i “perché” non esistono mai… e tu sei soltanto un bambino.

Qualcuno continuerà a pensarlo per tutti i giorni che verranno.

Qualcuno non lo considererà nemmeno una volta, nemmeno per un attimo.

Sei soltanto un essere umano qualunque: puoi sbagliare. Ma forse da oggi non lo sei più: sei diventato un mostro, con i denti aguzzi e le orecchie blu!

Per certi errori non esistono rimedi, non esistono soluzioni: sono errori che non si possono accettare.

E nessuno così riuscirà più a vedere in te una persona, anche se, forse un giorno, una persona lo sei stato.

Ma ormai quel giorno è troppo lontano, troppo indietro nel tempo: quanto pagheresti per tornare indietro nel tempo? Per decidere di avere meno fretta? Fretta per fare cosa poi? Cosa mai avrai avuto di così importante e urgente da fare a quell’ora?

Quante chiacchiere? Quante parole? Quali saranno le parti vere?

Amico mio di te cosa sarà rimasto?

Mi pare tu sia stato tagliato in due.. Ma se guardo per bene i pezzi in realtà sono molti di più: li vedo sparsi dappertutto.

Puoi usare quel che ti resta per trovare delle scuse da dire.

Puoi usare quel che hai per immaginare possibili parole: trovane di buone da poter usare, oppure rimani in silenzio, resta zitto per sempre. Magari così non complicherai le cose: lo sai si può solo peggiorare e il peggio non ha fine.

Ci sono cose più brutte che morire: come ad esempio questa situazione qui, in cui ti trovi tu!

Probabilmente ti trovi ancora qui per poter pagare il conto: anche se è un conto che mai potrai saldare.

Nemmeno tua madre sarà dalla tua parte, d’altronde le hai portato via tutto: te ne sei accorto?

Esisterà un modo per essere felici ancora? Non lo so, non lo credo, non riesco nemmeno a sperarlo, non penso che tu possa meritarlo: io non so perdonare…

Posso augurarti però di riuscire almeno tu a perdonare te stesso, per trovare un equilibrio che ti dia la capacità, seppur effimera, di continuare a vivere.

Ed io vorrei vivessi nella paura: questo ti meriti! Perché è successo tutto talmente in fretta che forse non hai avuto nemmeno il tempo per avere paura: dovresti averne adesso e per sempre.

 

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