Succedeva che quasi ogni sera, alla stessa ora, Lei sentisse il debole suono della sveglia di un orologio.
Piccole intermittenze che presto si esaurivano.
Non ci faceva mai troppo caso, lasciava scorrere a lato del suo cervello il movimento creato dal rumore, sempre impegnata altrove.
Quando, solo a volte, si decideva a voler cercarne l’origine, ecco che il rumore era già cessato e se ne dimenticava.
Lo risentiva ogni giorno, tanto da averlo fatto quasi diventare una consuetudine.
Come se fosse normale che un orologio suonasse così, senza un motivo apparente, tutti i giorni alla stessa ora.
Ma tant’è.
Troppe cose da fare e troppo poco tempo per provvedervi.
Ogni volta Lei assorbiva il suono, lo incamerava, si interrogava per un attimo sulla sua origine, ma non si rispondeva, perché così come era iniziato poi cessava.
L’unica certezza era data dal luogo da cui il suono proveniva, ma poi lo lasciava rimanere lì, dentro il contenitore, quasi consapevole che se solo avesse indagato, il rumore avrebbe assunto tutto un altro significato.
Magari è vero che era troppo affaccendata e a volte le capitava pure di decidere di scovarlo, ma poi finiva.
E di nuovo lo dimenticava.
Magari è vero anche che ne era spaventata.
Così gli anni passavano, l’orario arrivava e di nuovo succedeva.
Lasciamo fare, pensava, prima o poi si scaricherà.
Accade però che una sera il suono sia più vicino al suo cuore, più insistente ancora.
Lei si affaccia alla camera da letto, individua al primo colpo il contenitore giusto da cui proviene e, non senza un certo timore, guarda al suo interno.
È il Suo orologio quello che suona.
Uno dei Suoi tanti super economici orologi di cui andava così fiero.
Le chiedeva sempre di comprarne, tutti a pochi euro, per soddisfare in ritardo un desiderio che aveva avuto da ragazzo.
Lei piange così forte da non riuscire quasi a leggere l’ora, da non riuscire a spiegare a parole il motivo di quel pianto.
Le 22:06. Suona ogni sera alle 22 e 06. Sempre. Da quando lo ha preso con sé come un ricordo di Lui.
Lei si chiede allora il senso di una sveglia impostata a così tarda ora.
Una medicina da non dimenticare?
Le pare strano visto che andava a letto prestissimo la sera.
Poi ricorda improvvisamente il momento esatto in cui arrivò la telefonata che non avrebbe mai voluto ascoltare.
La sua corsa in macchina, una delle tante a notte iniziata, ma stavolta con la consapevolezza della sua definitività.
Era sera.
Era tardi.
Forse erano proprio le 22 e 06.
