Lettera 60 Ritrovarsi in un quadro

Venerdì 23 maggio 2025

Ciao Francesca,

quando ho letto la tua ultima lettera ho sorriso, anzi direi che ho proprio riso.

Ma non per il contenuto, non fraintendermi, solo per il tuo p.s. dove ti riferisci alla mia autostima, parte della quale io dovrei elargire a te.

Al che ho pensato. Ora come glielo dico che quando distribuivano l’autostima io forse stavo dormendo?

E anche: è mai possibile che nonostante ci conosciamo da anni, lei pensi questo di me?

Non si è mai accorta che non ne ho neppure un briciolo per me?

Insomma, mi è parso strano.

Poi ci ho riflettuto meglio e sono giunta alla conclusione che tu non ti riferisca al concetto di autostima come la intendo io (sentirsi sempre all’altezza di ciò che si fa, sentirsi nel luogo giusto con l’abito giusto, guardarsi allo specchio e piacersi ecc. e ne avrei di ecc.), ma piuttosto alla mia voglia di non lasciarmi fregare dagli anni che passano continuando a coltivare le mie passioni solo per il piacere di farlo, senza alcun secondo fine e anche se non porteranno mai a niente.

Ti sto scrivendo da una panchina al sole su un traghetto che mi sta portando da Kythnos, un’isoletta delle Cicladi, a Atene.

La mia breve vacanza di distacco dal mondo al momento è quasi terminata.

Ok, manca ancora la giornata a Atene, ma venendo da un luogo solitario e sperduto in mezzo al mare, ti assicuro che non sarà la stessa cosa.

E quindi, ti dicevo, sto tornando e già da lunedì mi ributterò nella mischia. Con tutti i doveri che ciò comporta. E rifletto sulla nostra incapacità di essere contente.

Io ora ad esempio dovrei esserlo moltissimo.

Sono stata ospite di un luogo meraviglioso, ho dipanato alcuni pensieri, altri me ne sono creati, ma ho goduto di momenti di autentica pace.

Perché non dura? Perché ora non sono già più così contenta?

Eppure, ho così tanto amore che mi aspetta a casa e ho voglia di tornare.

Guardo il mare e continuo a riflettere.

Avrei forse voluto che durasse di più? La risposta è no.

Allora cosa voglio?

Ecco, io credo che il nostro problema sia tutto qui. Non so se è solo delle donne, ma sicuramente della maggioranza delle donne.

Abbiamo una mente che lavora senza sosta, stracolma di pensieri, una mente che dovremmo tentare di ripulire di tanto in tanto, ma anche saper accettare così com’è.

Così come dovremmo saper accettare, senza rimuginare troppo, il fatto che la bellezza e i momenti in cui questa si manifesta (qualunque sia l’ambito) sono effimeri.

E forse il loro mistero e la loro potenza vivono proprio di questo. Se qualcosa che ci trasmette emozione durasse per sempre, forse alla fine diverrebbe noioso (la mia vacanza, le tue prove).

Le cose belle finiscono, così come per fortuna succede spesso anche con quelle brutte.

Premesso tutto questo bel pippone voglio dirti che io ho trovato un’altra perla dispersa nell’Egeo.

E mi sono definitivamente e perdutamente innamorata delle Cicladi.

Adoro:

– Le spiagge con le tamerici sulla riva

– La loro ombra dolce che non ti fa mancare l’ombrellone nemmeno un po’

– La gentilezza dei luoghi e delle persone

– I volti genuini e aperti a te

– La signora che ci cantava O sole mio

– L’amore che i greci sembrano avere per l’Italia

– Le chiesette bianche in mezzo al nulla e tutti i pensieri che portano con sé.

Mi fermo perché potrei andare avanti ore, ma sto per sbarcare e quindi ti abbraccio forte da qui.

PS Può succedere, quando porti con te la tua amica artista di ritrovarti dentro un quadro

PPS Continua a cantare tu. Questa l’ho persa, ma la prossima volta vedrò di non mancare, sono a credito di una dedica. Ti voglio tanto bene

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