Hai catturato il mio sguardo e non sei più disposto a rendermelo.
Lo vedo. Lo sento.
Un piccolo moto di egoistica stizza. Vuoi che resti impigliata ai tuoi pensieri? Ci stai riuscendo.
Ci sei riuscito.
Siedi curvo, sigaretta nella mano sinistra che trema ad ogni tiro.
Usi la destra per portarti alle labbra una pinta di birra, con fatica, come se pesasse troppo per le tue forze, così a fatica che qualche goccia cade di lato, scivola dalle tue labbra e la devi rincorrere.
Forse è solo una delle piccole umiliazioni a cui ormai ti sei abituato.
Una delle tante.
Sono ancora qui, sì, ti sto guardando.
Ti rassicuro con una rapida occhiata in risposta al tuo sguardo obliquo e smetto di interrogarmi sul perché tu mi voglia come testimone.
Alle tue spalle c’è il mare, un mare calmo che contrasta con il groviglio di pensieri che sento si muovono dentro di te.
A chi starai pensando? A cosa?
Molto probabilmente a quanto desidereresti essere ancora in grado di sedere diritto e veder cessare il tremore delle tue mani.
Questo come primo desiderio. Poi certo si susseguono in fila ordinata tutti gli altri pensieri pesanti.
Errori mai riparati.
Piccoli spiragli di dolcezza e trascurabile felicità che non sei stato in grado di apprezzare.
Le mille occasioni perse.
Tutte le volte in cui ti sei trovato nel posto giusto al momento sbagliato, oppure in quello sbagliato al momento giusto.
Le carezze che non hai mai dato.
Le tante che invece hai ricevuto.
I ti amo a cui non hai risposto.
I dolori di cui sei stato causa e quelli che hanno causato a te.
Non lo sai quanti battiti di cuore ti restano.
Non lo so nemmeno io.
Quello che so è che impigliandomi ai tuoi pensieri tu sembri improvvisamente più libero.
