Lettera 5 centralità

Sabato 21 marzo 2020 
 
Ciao Fra,
mi raccomando non temere nulla, mi sento di fare un pochino da mamma anche a te (è proprio nel mio DNA) e poi oggi ho ascoltato l’intervista ad un medico e lui suggeriva di smetterla di avere paura. Non è una novità il fatto che ansia e paura scatenino in noi tutta una serie di reazioni chimiche che rendono più debole il nostro sistema immunitario.
Non sto qui a puntualizzare le modalità con cui ciò avviene e quindi non ti parlerò di cortisolo, per evitare che i due medici di famiglia mi riprendano all’istante.
Ma di fatto è questo il tema. Dobbiamo imparare a nutrirci di luce e di energia positiva, soprattutto in questi momenti. Lo sappiamo tutti in fondo che è così che dovremmo agire. Eppure di fronte alle emergenze non si riesce a mettere in pratica il concetto. La natura umana ci porta a questo, lo so. Io però voglio provare ad assecondare questo mio istinto a non avere paura. Insomma in questi giorni sto tentando di recuperare la mia “centralità”.
E oggi lo faccio concentrandomi sul pensiero che mi attraversa ogni volta in cui sfioro anche solo per un attimo con lo sguardo la scuola materna Peter Pan.
Ora tu potresti anche ricordarmi che sono passati svariati anni dall’ultima volta in cui i miei figli hanno frequentato quel luogo. Eppure io posso assicurarti che ciò che il mio pensiero vede è materia viva, sono disegni, persone, odori e suoni.
E’ come se i ricordi diventassero tridimensionali riportandomi in un balzo indietro nel tempo ad entrambe le esperienze dei miei “bambini”.
Acquistano di nuovo forma i loro vestiti, il taglio di capelli, il loro modo di correre e fare capricci, gli occhi lucidi di Matteo ed i silenzi di Federica che per mesi non aveva fatto sentire la sua voce. E io da parte mia divento di nuovo una giovane mamma sempre un poco in ansia e perennemente in ritardo.
D’accordo, probabilmente mi ostinavo a voler fare troppe cose insieme (come spesso accade anche ora), ma tant’è: Correvo, sempre.
E la domanda più frequente dei bambini, a turno nella loro fanciullezza, è stata “mamma, ma noi siamo sempre in ritardo?”. Insomma “presto che è tardi” era il mio motto.
A volte mi capita addirittura di vederli insieme piccoli su quel prato, nonostante i 10 anni di differenza. Credo che ciò possa essere imputato anche alla coincidenza dei loro maestri. E qui arriva il bello.
Gli stessi splendidi “dadi” alla scuola materna. Uso il plurale “dadi” perché soprattutto Matteo e sfortunatamente solo per poco Federica, hanno avuto l’immenso privilegio di avere come riferimento anche una figura maschile.
Ecco, a loro nel mio cuore ho avuto tante volte voglia di dire grazie, perché sono stati capaci di lasciare bellissime tracce nei miei ragazzi.
Lo faccio ora.
Insomma oggi la mia centralità la recupero così, pensando alla mia fortuna di mamma.
Pensando, ancora più in generale, alla mia fortuna. E sperando così di non dare modo al cortisolo di avanzare.
Ti bacio e ti aspetto.
Rita
 
 
 

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